mercoledì 19 novembre 2014

Circoncisione in Marocco





La circoncisione in Marocco

Una musica allegra fatta da percussioni e trombe avvisa del passaggio di qualcuno…qualcuno di importante.. ti affacci alla porta e dal vicolo stretto e anonimo ti appare, come per magia, una scena da film, da racconto delle Mille e una notte. Un corteo di musicanti vestiti con candidi jellaba bianchi in testa alla parata, subito dopo uno splendido cavallo bianco bardato in oro e rosso con in sella un giovane uomo che stringe a se un infante, vestiti di bianco come la neve, in contrasto con la loro pelle scura. E poi un susseguirsi di bambini che cercano di arrivare per primi alle caramelle che vengono gettate dai due cavalieri. E poi ancora risa, urli e canti che coinvolgono prima tutta la strada, poi il quartiere intero. Questa è la circoncisione vista dal di fuori, ma non è mai una festa per il bambino. Praticata esclusivamente per ragioni religiose, la circoncisione concerne tutti i marocchini. Tecniche tradizionali e medicina moderna si dividono un mercato milionario, in nome del Corano.

Se bisogna cercare un denominatore comune a tutti i marocchini di sesso maschile, di sicuro é la circoncisione, salvo casi rari nessun maschio puo’ scappare. Moktar Bourak è un “Hajjam“, di padre in figlio, da generazioni. Una sorta di barbiere polivalente che pratica indifferentemente l’estrazione dei denti, i salassi e la circoncisione. Il “mestiere” l’ha appreso sul campo e, a 70 anni, riesce ancora a circoncidere i bambini ed averli come primi pazienti. Questo avviene a Derb Chorfa, quartiere popolare di Casablanca dove quasi tutta la popolazione maschile è passata tra le sue mani esperte.

I veri Hajjam vantano un punto di onore e professionalità dichiarando la disinfezione degli utensili, essenzialmente delle forbici, con acqua di Javel (comune candeggina da pavimenti). Dichiarano anche di effettuare visite post-operatorie e di prescrivere i medicinali, in caso di piccole complicazioni. Mai parlare però di anestesia, non è una cosa naturale! Il Sign. Bourak nel momento di massimo splendore della sua carriera riusciva a circoncidere anche 50 bambini in una sola giornata: questo succedeva negli anni ’80. “Le autorità in quel periodo organizzavano delle campagne di circoncisione in grande stile in occasione di feste nazionali o religiose“, racconta con un filo di nostalgia. A titolo di aneddoto: per valutare il lavoro di ognuno, il capo della corporazione degli Hajjama, a fine giornata, procedeva alla conta dei prepuzi tagliati per ogni Hajjam! Quell’età d’oro (!) non esiste più oggi e Mokhtar pratica raramente circoncisioni intensive e comunque sono sempre più rare. Questo da quando le autorità locali preferiscono inviare nelle zone rurali e disagiate medici e infermieri professionisti in questo tipo di operazione.

I marocchini preferiscono sempre di più rivolgersi al bisturi del chirurgo in ospedali pubblici. Il Dott. Abdellah Bouchta, specialista in chirurgia plastica e riparatrice dichiara che il prezzo é comunque accessibili, circa 70 Euro ad intervento e, nel caso di famiglie disagiate il prezzo scende a 18 euro, a condizione di presentare un certificato di indigenza. Ovviamente negli ospedali la tecnica cambia: visita preoperatoria, strumenti sterili, anestesia generale o locale secondo i casi. “Con un anestesia il bambino non si agita quindi è più facile procedere all’operazione ed evitare nel contempo complicazioni” sottolinea il Dott.Bouchta che condanna da sempre la circoncisione all’”antica”. Un chirurgo di una clinica privata di Marrakech tende a sottolineare quanto sia importante non sottovalutare il dolore e lo schock subiti dal bambino che, occasionalmente possono avere delle conseguenze psicologiche a lungo termine. Non è per niente che nella tradizione marocchina, la circoncisione è da sempre accompagnata da una grande festa, con musica e cavallo da parata per cercare di attenuare la sofferenza del bambino. Oggi comunque questa tradizione sta cambiando e i genitori, anziché pagare cavallo e festeggiamenti, preferiscono dare i soldi ad una clinica privata ( sempre più cara del cavallo ma a favore del bambino). L’intervento dura all’incirca 10 minuti ma non è mai un intervento banale, resta un atto medico che esige dei tecnici e una preparazione particolare. Il Dott. Lahbabi, chirurgo al Policlinico CNSS del quartiere Bernoussi di Casablanca attacca gli “Hajjama” con queste parole:” Gli Hajjama non sono in grado di far fronte a complicazioni serie, come emorragie o infezioni e, ancor prima di questo, non hanno nessun tipo di formazione nella pratica e nella assistenza medicale“. Pertanto la CNSS (Ente Mutualistico) come altre Assicurazione persistono nel non considerare la circoncisione come un atto medico ma come un rituale e, in effetti, questo intervento non è rimborsabile. La cosa più scandalosa rimane comunque il fatto che mai nessun Hajjam é stato perseguito dalla legge in caso di complicazioni gravi e decessi e ancor più scandaloso, riferisce un praticante laureato, che l’Ordine dei medici non ha mai fatto nulla contro questa aberrazione. Secondo le credenze, in quanto la Torah non è mai stata messa per iscritto, ma tramandata solo oralmente sino al 4 secolo d.c, Dio ordinò ad Abramo di circoncidersi a 99 anni. Dopo di lui i suoi bambini, iniziando da Ismaele, 13 anni, per finire con Isacco, 8 giorni di vita. Questa sarà la differenza di età che distinguerà il rito ebraico da quello musulmano, in materia di circoncisione. La pratica era già conosciuta nell’Arabia pre-islam, prima di essere ricondotta negli usi tradizionali islamici, anche se di tutto questo non vi è alcuna menzione di obbligo nel Corano.

L’uso tradizionale di accompagnare la circoncisione con una cerimonia è l’occasione per i genitori di mostrare all’entourage parentale che il loro bambino sta diventando uomo. Sempre più raro è vedere un bambino a cavallo davanti ad un ospedale o ad una clinica privata, pratica che nella caotiche città marocchina sta diventando impensabile a farsi!




FONTE: http://myamazighen.wordpress.com/2008/07/0...one-in-marocco/

martedì 11 novembre 2014

Male circumcision and hiv

2008 Oct;98(10):789-94.

Male circumcision and its relationship to HIV infection in South Africa: results of a national survey.

Abstract

OBJECTIVE:

To investigate the nature of male circumcision and its relationship to HIV infection.

METHODS:

Analysis of a sub-sample of 3 025 men aged 15 years and older who participated in the first national population-based survey on HIV/AIDS in 2002. Chi-square tests and Wilcoxon rank sum tests were used to identify factors associated with circumcision and HIV status, followed by a logistic regression model.

RESULTS:

One-third of the men (35.3%) were circumcised. The factors strongly associated with circumcision were age > 50, black living in rural areas and speaking SePedi (71.2%) or IsiXhosa (64.3%). The median age was significantly older for blacks (18 years) compared with other racial groups (3.5 years), p < 0.001. Among blacks, circumcisions were mainly conducted outside hospital settings. In 40.5% of subjects, circumcision took place after sexual debut; two-thirds of the men circumcised after their 17th birthday were already sexually active. HIV and circumcision were not associated (12.3% HIV positive in the circumcised group v. 12% HIV positive in the uncircumcised group). HIV was, however, significantly lower in men circumcised before 12 years of age (6.8%) than in those circumcised after 12 years of age (13.5%, p = 0.02). When restricted to sexually active men, the difference that remained did not reach statistical significance (8.9% v. 13.6%, p = 0.08.). There was no effect when adjusted for possible confounding.

CONCLUSION:

Circumcision had no protective effect in the prevention of HIV transmission. This is a concern, and has implications for the possible adoption of the mass male circumcision strategy both as a public health policy and an HIV prevention strategy.