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domenica 28 settembre 2014

Infibulazione, escissione, FGM in Italia





Infibulazione, 35mila bambine mutilate in Italia

La società multiculturale non garantisce i diritti delle donne

Trentacinquemila bambine sottoposte a mutilazioni genitali in Italia. E altre 3mila rischiano, nonostante una legge, entrata in vigore nel 2006, punisca severamente quella pratica in uso fra le comunità originarie del dal Corno d'Africa, del Mali o dell'Egitto. Ma l'Italia non ha finora firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Il parlamento europeo stima che 500mila donne e bambine residenti in Europa portino su di sé le conseguenze permanenti dell'infibulazione e che altre 180mila siano a rischio ogni anno. Sono cifre impressionanti, ma nulla di fronte ai 140 milioni di donne mutilate nel mondo, al ritmo di 6mila ogni mese.

È uno fra i tanti contributi portati sul nostro territorio nazionale dall'ondata migratoria. Il confronto con "il diverso da noi" ci arricchisce, affermano i sostenitori della società multiculturale. Peccato che, in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che ricorre ogni 6 febbraio, non si siano fatti sentire in molti. Amnesty International ha lanciato un video che chiede ai leader europei di fermare il fenomeno. Molto spesso infatti, secondo la denuncia dell'organizzazione umanitaria, le bambine vengono portate all’estero durante le vacanze estive e costrette a subire la mutilazione dei genitali, garanzia del loro status sociale e della loro idoneità ad andare in spose. Pur se alcuni stati membri dell’Unione europea si sono dotati di leggi e politiche in materia, c'è ancora ampia disparità tra Stato e Stato. Insomma la società multiculturale non riesce a garantire i diritti delle donne e dei minori.




FONTE: http://www.liberoquotidiano.it/blog/997185...utilate-in.html

venerdì 22 agosto 2014

Infibulazione a figlie, arrestata coppia





Infibulazione a figlie, arrestata coppia

(ANSA) - PERUGIA, AGO 2014- Sono stati arrestati per lesioni personali aggravate dai carabinieri, due coniugi nigeriani residenti in un piccolo comune della provincia di Perugia che, stando all'indagine dei militari scaturita da un segnalazione della locale Asl, avrebbero fatto sottoporre le loro due figlie minorenni alla pratica dell'infibulazione. L'intervento potrebbe essere stato eseguito fuori Italia, ma il reato ha riguardato persone (le figlie della coppia) nate e residenti nel territorio italiano.

Hanno fatto sottoporre le figlie, di quattro e dieci anni, all'infibulazione, una mutilazione dei genitali, e per questo marito e moglie di origine nigeriana ma residenti in un piccolo centro della provincia di Perugia sono stati messi agli arresti domiciliari dai carabinieri. Concorso in lesioni personali aggravate il reato ipotizzato a loro carico. L'indagine coordinata dal sostituto procuratore perugino Massimo Casucci sta ancora cercando di delineare i contorni della vicenda. I due coniugi avrebbero comunque ammesso con gli investigatori di avere sottoposto le figlie alla pratica nel corso di un viaggio in Nigeria. Sono stati però arrestati in quanto le bambine sono nate e residenti in Italia.

La legge numero sette del 9 gennaio del 2006 - hanno ricordato gli stessi investigatori - ha infatti introdotto un articolo specifico per le pratiche di mutilazioni degli organi genitali femminili. Prevedendo la reclusione da quattro a 12 anni per chiunque in assenza di esigenze terapeutiche la cagiona. Gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Perugia - guidato dal colonnello Angelo Cuneo - sono stati avviati dopo una normale visita delle figlie della coppia presso un medico di una Asl fuori dall'Umbria. E' stato lui ad accorgersi delle mutilazioni e a rivolgersi ai servizi sociali che a loro volta hanno allertato i militari.

Secondo gli investigatori, i coniugi sono "sicuramente soggetti a condizionamento geografico-culturale". I due risiedono comunque regolarmente in provincia di Perugia dove lavorano. Entrambi sono risultati incensurati. Una famiglia "ben inserita" nel territorio sociale e integrata con esso. Tra i particolari ancora da chiarire quando sia stata praticata l'infibulazione. Per questo le indagini continuano "con il massimo impegno" per arrivare a chi ha materialmente eseguito la pratica. Anche se, come detto, questo è avvenuto all'estero. "L'infibulazione è di fatto la peggior forma di mutilazione del corpo femminile" ha spiegato Saverio Arena, ginecologo dell' ospedale di Perugia. La donna viene generalmente sottoposta alla pratica "da piccola e poi così presentata al futuro marito". "Il danno è una forte menomazione della donna - ha spiegato ancora il dottor Arena - e ad essa si associa una grande compromissione della sensazione di piacere".
 


FONTE: http://edintorni.net/related/service/redir...e_condanne.html

mercoledì 20 agosto 2014

Mutilazioni genitali femminili e Islam





Mutilazioni genitali femminili secondo le indicazioni del califfo Abu Bakr al-Baghdadi

La jihad del sesso e le mutilazioni genitali femminili come propaganda per attirare nuovi miliziani combattenti.

Nonostante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione volta a porre fine alle mutilazioni genitali femminili, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha deciso di adoperare la circoncisione femminile, che consiste nella rimozione parziale o totale dei genitali esterni nel territorio che pretende di controllare.

Questo è solo l'ultimo atto del discusso e fuori dal tempo califfo, che ha deciso di riportare al medioevo il suo territorio. La motivazione principale riguardo l'ultima sua idea, è che questo servirà a salvare dal peccato le ragazze. Secondo fonti arabe, nei giorni scorsi la sorte sarebbe toccata a 28 ragazzine, e l'intento è di estendere la terribile mutilazione su tutte le ragazze e le bambine che abbiano la sfortuna di abitare in quelle terre.

Questo in un periodo storico dove, grazie alle campagne dell'Onu e dell'Unicef, si sta lentamente riducendo il numero delle donne che hanno subito la barbara operazione, ma sono ancora un numero assurdo. Sembra siano addirittura 125 milioni in 29 Paesi africani e mediorientali ad averlo subito. Però quello che preoccupa in questo momento sembra essere la controtendenza, dopo tanto lavoro delle organizzazioni internazionali, di queste pratiche abbinate ad un Paese uscito da poco da una guerra e dove si sta risvegliando il potere religioso fondamentalista grazie all'autoproclamatosi califfo dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.

Eppure questa sua crociata contro le donne non sembra essere legata così tanto al sesso, in quanto secondo le sue indicazioni, molte ragazze vengono convinte a diventare spose dei partecipanti alla jihad islamica, con brevi contratti matrimoniali, onde allietare, specie se arrivate vergini, fino a varie decine di miliziani. Le ragazze vengono importate da vari Paesi arabi, primo fra tutti la Tunisia, e dopo rapporti con anche un centinaio di uomini, tornano in patria malate o con i frutti di questi contratti di matrimonio facenti parte della Jihad del sesso. Non ci rimane che sperare che la comunità internazionale faccia qualcosa per portare un po' di pace in quell'angolo del pianeta, dove ormai da troppo tempo si susseguono personaggi che arrivano al potere silenziosamente, provocando poi danni a livello sociale ingentissimi.




http://it.blastingnews.com/cronaca/2014/07...i-00113537.html

martedì 10 giugno 2014

Egyptian doctor to stand trial for female genital mutilation in landmark case

Egyptian doctor to stand trial for female genital mutilation in landmark case

Raslan Fadl, a doctor in a Nile delta village, is accused of killing 13-year-old schoolgirl Sohair al-Bata'a in a botched operation
by Patrick Kingsley in Diyarb Bektaris
A doctor is to stand trial in Egypt on charges of female genital mutilation on Thursday, the first case of its kind in a country where FGM is illegal but widely accepted.
Activists warned this week that the landmark case was just one small step towards eradicating the practice, as villagers openly promised to uphold the tradition and a local police chief said it was near-impossible to stamp out.
Raslan Fadl, a doctor in a Nile delta village, is accused of killing 13-year-old schoolgirl Sohair al-Bata'a in a botched FGM operation last June. Sohair's father, Mohamed al-Bata'a, will also be charged with complicity in her death.
Fadl denies the charges, and claims Sohair died due to an allergic reaction to penicillin she took during a procedure to remove genital warts.
"What circumcision? There was no circumcision," Fadl shouted on Tuesday evening, sitting outside his home where Sohair died last summer. "It's all made up by these dogs' rights people [human rights activists]."
In the next village along, Sohair's parents had gone into hiding, according to their family. Her grandmother – after whom Sohair was named – admitted an FGM operation had taken place, but disapproved of the court case.
"This is her destiny," said the elder Sohair. "What can we do? It's what God ordered. Nothing will help now."
According to Unicef, 91% of married Egyptian women aged between 15 and 49 have been subjected to FGM, 72% of them by doctors, even though the practice was made illegal in 2008. Unicef's research suggests that support for the practice is gradually falling: 63% of women in the same age bracket supported it in 2008, compared with 82% in 1995.
But in rural areas where there is a low standard of education – like Sohair's village of Diyarb Bektaris – FGM still attracts instinctive support from the local population, who believe it decreases women's appetite for adultery.
"We circumcise all our children – they say it's good for our girls," Naga Shawky, a 40-year-old housewife, told the Guardian as she walked along streets near Sohair's home. "The law won't stop anything – the villagers will carry on. Our grandfathers did it and so shall we."
Nearby, Mostafa, a 65-year-old farmer, did not realise that genital mutilation had been banned. "All the girls get circumcised. Is that not what's supposed to happen?" said Mostafa. "Our two daughters are circumcised. They're married and when they have daughters we will have them circumcised as well."
Local support for Fadl, who is also a sheikh [elder] in his village mosque, remains high. "Most people will tell you he is a very good man: don't harm him," said Reda el-Danbouki, the founder of the Women's Centre for Guidance and Legal Awareness, a local rights group that was the first to take up Sohair's case. "If you asked people about who is the best person to do this operation, they would still say: Dr Raslan [Fadl]."
Most villagers said they thought the practice was prescribed by Islamic law. But female genital mutilation is not mentioned in the Qur'an and has been outlawed by Egypt's grand mufti, one of the country's most senior Islamic clerics. It is also practised in Egypt's Christian communities – leading activists to stress that it is a social problem rather than a religious one.
"It's not an Islamic issue – it's cultural," said Suad Abu-Dayyeh, regional representative for Equality Now, a rights group that lobbied Egypt to follow through with Fadl's prosecution. "In Sudan and Egypt the practice is widespread. But in most of the other Arab countries – which are mostly Muslim countries – people don't think of it as a Muslim issue. In fact, there has been a fatwa that bans FGM."
Campaigners hope Sohair's case would discourage other doctors from continuing the practice. But villagers in Diyarb Bektaris said they could still easily find doctors willing to do it in the nearby town of Agga, where practitioners could earn up to 200 Egyptian pounds (roughly £16.70) an operation. "If you want to ban it properly," said Mostafa, the farmer, "you'd have to ban doctors as well."
Up the road in Agga, no doctor would publicly admit to carrying out FGM operations, and said the law acted as a deterrent. But one claimed FGM could be morally justified even if it caused girls physical or psychological discomfort.
"It gives the girl more dignity to remove [her clitoris]," said Dr Ahmed al-Mashady, who stressed that he had never carried out the operation but claimed it was necessary to cleanse women of a dirty body part.
"If your nails are dirty," he said in comparison, "don't you cut them?"
A few hundred metres away, sitting in his heavily fortified barracks, the local police chief agreed the practice needed to end. But Colonel Ahmed el-Dahaby claimed police could not work proactively on the issue because FGM happened in secret. He also said they were held back by the nuances of the Egyptian legal system – something that would surprise those who argue police officers have readily contravened due process in other more politicised cases.
"It's very hard to arrest a doctor," said Dahaby. "Why? You don't know when exactly he is going to do this operation. In order to arrest him legally you have to have the papers from the prosecutor, and only then can you go. But you don't know when the operations will take place, so you have to catch them in the act or it has to be reported by the father. And that's difficult because the father will deny what happened."
In Sohair's case, her family did initially testify that she died after an FGM operation but then changed their testimony a few days later, leading the case to be closed. It was only reopened following a triple-pronged pressure campaign led by Reda el-Danbouki, Equality Now and Egypt's state-run National Population Council.
Thursday's hearing will likely be short and procedural. In subsequent sessions, Sohair's family is expected to waive the manslaughter charges against Fadl, after Dahaby said the two sides reached a substantial out-of-court compensation agreement.
But the family has no say over the FGM charges levelled at both Fadl and Sohair's father – and the state will continue to seek a conviction against them both. But whether such a result will serve as a major deterrent against FGM remains to be seen.
For Equality Now's Suad Abu-Dayyeh, the answer is a systematic educational programme that would see campaigners frequently visit Egypt's countryside to start a conversation about a topic that has previously never been questioned. "You need to go continuously into the communities. We need to find a way of really debating these issues with the villagers, the doctors and the midwives."
And for the victims themselves, says Abu-Dayyeh, this process cannot start soon enough. "They should enjoy their sexual relations with their future husbands. They are human beings."

lunedì 19 maggio 2014

Mutilazioni genitali femminili

Mutilazioni genitali femminili

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce le mutilazioni genitali femminili come “forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche”. Le mutilazioni genitali femminili costituiscono un atto estremamente traumatico ed hanno gravi conseguenze sulla salute fisica, psichica e sessuale delle bambine e delle giovani ragazze che le subiscono. Sono principalmente diffuse presso gruppi ed etnie dei Paesi dell'Africa Subsahariana e della penisola arabica, ma sono praticate anche in Europa e in Italia, per effetto dell'immigrazione. Diverse sono le motivazioni per cui vengono effettuate e variano a seconda della comunità etnica di appartenenza.

• Socio-culturali: la rimozione del clitoride permetterebbe alla donna di raggiungere la maturità sociale e divenire, a pieno titolo, componente della comunità di appartenenza;

• Igieniche e estetiche: ai genitali femminili esterni è associata un’idea di bruttezza e di sporcizia. La rimozione, più o meno radicale, delle parti esterne renderebbe la donna più bella da un punto di vista estetico e più pulita da un punto di vista igienico;

• Spirituali e religiose: le mutilazioni genitali femminili renderebbero le donne pure spiritualmente;

• Psicologiche e sessuali: le mutilazioni genitali femminili prevengono un’incontrollata attività sessuale, dovuta ad una crescita eccessiva del clitoride che aumenterebbe il desiderio sessuale. Preserverebbero la verginità delle donne e tutelerebbero gli uomini da una vita sessualmente dissoluta.



Le tipologie di mutilazioni genitali femminili e le conseguenze

Esistono diverse forme di mutilazioni genitali femminili che differiscono a seconda della comunità etnica di appartenenza. L'Organizzazione Mondiale della Sanità le ha classificate in quattro tipi:
• clitoridectomia: asportazione totale o parziale del clitoride e/o del prepuzio;
• escissione: parziale o totale rimozione del clitoride e delle piccole labbra, con o senza escissione delle grandi labbra;
• infibulazione: restringimento dell'orifizio vaginale con una chiusura creata tagliando e avvicinando le piccole e/o le grandi labbra, con o senza l'escissione del clitoride;
• tutte le altre procedure dannose per gli organi genitali femminili effettuate per scopi non medici quali, ad esempio, punture, perforazioni o incisioni del clitoride o delle labbra; allungamento per trazione del clitoride o delle labbra; abrasione del tessuto intorno all’orifizio vaginale o incisione della vagina; introduzione in vagina di sostanze corrosive o vegetali allo scopo di provocarne il sanguinamento o il restringimento.


Le mutilazioni genitali femminili hanno conseguenze fisiche, psicologiche e sessuali su chi le subisce che dipendono dalla gravità della mutilazione, dal modo in cui è stata praticata, dalle condizioni igieniche e dalla resistenza opposta. Le procedure di mutilazione, eseguite senza anestesia e in scarsissime condizioni igieniche, possono causare a livello fisico dolore acuto, emorragie, shock, infezioni, difficoltà a urinare, lesioni dei tessuti, tetano, setticemie e, in alcuni casi, anche la morte. Conseguenze a lungo termine comprendono il dolore cronico, infezioni pelviche, cisti, ascessi e ulcere genitali, infezioni del sistema riproduttivo, problemi durante la gravidanza e il parto, alterazioni della coscienza quando si avvicina il primo rapporto sessuale. A livello sessuale, le mutilazioni genitali femminili possono causare frigidità, mancanza di orgasmo o incapacità di avere rapporti vaginali. A livello psicologico, invece, possono comportare disturbi da stress post traumatico, malattie psicosomatiche, ansia, depressione, psicosi.


I dati sulle mutilazioni genitali femminili

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una mutilazione genitale. L’Africa è il continente in cui il fenomeno è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittima di tale pratica. Il fenomeno è esteso anche in Medio Oriente (Iran, Iraq, Yemen, Oman, Arabia Saudita, Israele), nei Paesi asiatici come l’Indonesia e la Malesia e in alcune regioni dell’India. In particolare, in Egitto, Guinea, Sudan, e Somalia le donne tra i 15-49 anni sottoposte a mutilazioni genitali superano il 90%, in Burkina Faso, Etiopia e Mauritania tra il 70% e l’80%. L’aumento dei flussi migratori verso il mondo occidentale ha reso visibile anche nei Paesi Europei il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili. Per quanto riguarda l’Italia, la pubblicazione della ricerca realizzata per conto del Dipartimento per le Pari Opportunità, nel 2009, ha consentito di avere una stima quantitativa dell’incidenza del fenomeno delle MGF nel nostro Paese: la ricerca ha infatti stimato che, su 110 mila donne provenienti dai Paesi in cui si praticano le mutilazioni genitali femminili e residenti in Italia (dati Istat, 2008), circa 35 mila hanno subito tale pratica. Inoltre, sulle circa 4.500 bambine e giovani con meno di 17 anni originarie di questi stessi Paesi o nate in Italia da genitori provenienti da questi Paesi, si stima che le potenziali vittime di mutilazioni genitali siano circa il 20%.

Le mutilazioni genitali femminili vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni. Tuttavia, l’età può essere ancora più bassa: in alcuni Paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali, o persino neonate di pochi giorni nello Yemen (dati Unicef).

Il tipo di intervento mutilatorio varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza: il 90% delle mutilazioni genitali femminili praticate è di tipo escissorio, vale a dire avvengono con taglio e/o rimozione di parti dell'apparato genitale della donna, mentre un decimo dei casi si riferisce all'azione specifica della infibulazione che ha come scopo il restringimento dell'orifizio vaginale e può, a sua volta, essere associata anche a un'escissione.




La normativa sulle mutilazioni genitali femminili

In Italia, la Legge 9 gennaio 2006, n. 7, recante "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile", detta le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le mutilazioni genitali femminili, quali violazioni dei diritti fondamentali all’integrità della persona e alla salute di donne e bambine.

Riguardo alle disposizioni penali, la legge introduce l’art. 583 bis del Codice penale riguardante le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili. Chiunque “cagiona una mutilazione genitale femminile in assenza di esigenze terapeutiche, è punito con la reclusione da 4 a 12 anni” mentre chiunque “provoca, in assenza di esigenze terapeutiche e al fine di menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi femminili genitali è punito con la reclusione da 3 a 7 anni”. In ambedue i casi, la pena è aumentata di un terzo quando le pratiche sono commesse a danno di un minore o con finalità di lucro. Lo stesso articolo prevede il principio dell’extraterritorialità ogniqualvolta il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia o a danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.

La legge n. 172, del 1 ottobre 2012, con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione di Lanzarote, prevede l’inserimento di un ulteriore comma all’articolo 583-bis, secondo cui la condanna prevista per questo reato, nel caso in cui sia commesso dal genitore o dal tutore della bambina vittima, comporta la decadenza dall’esercizio della potestà genitoriale oltre che l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno.

L’articolo 583 ter del Codice penale prevede per il personale medico che esegue una mutilazione genitale la pena accessoria dell’interdizione dalla professione da tre a dieci anni. La sentenza di condanna viene comunicata all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Sotto il profilo preventivo, la legge stabilisce che il Dipartimento per le Pari Opportunità acquisisca a livello nazionale e internazionale, le informazioni sulle attività di prevenzione e repressione nonché sulle strategie di contrasto alle mutilazioni genitali femminili, programmate o realizzate da altri Stati. Ai fini della prevenzione in Italia delle mutilazioni genitali femminili, sono demandati al Ministro con delega alle Pari Opportunità, d’intesa con altre amministrazioni pubbliche, i compiti di: predisporre campagne informative rivolte agli immigrati provenienti da Paesi in cui si praticano le mutilazioni, dirette a diffondere la conoscenza dei diritti fondamentali della persona e del divieto vigente in Italia delle pratiche di mutilazione; promuovere iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, in collaborazione con centri sanitari, organizzazioni di volontariato e organizzazioni no profit; predisporre corsi di informazione per le donne infibulate in stato di gravidanza, finalizzati a una corretta preparazione al parto.

L’articolo 5 della Legge 9 gennaio 2006, n. 7 istituisce il numero verde contro le mutilazioni genitali femminili 800.300.558 attivo presso il Ministero dell'Interno con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni da parte di chiunque venga a conoscenza dell’effettuazione, sul territorio italiano, delle pratiche di mutilazione genitale femminile e di fornire informazioni sulle organizzazioni di volontariato e sulle strutture sanitarie che operano presso le comunità di immigrati provenienti dai Paesi dove sono effettuate tali pratiche.

A livello europeo, è direzione comune dei Paesi occidentali contrastare la pratica delle mutilazioni genitali femminili, ritenuta una violazione dei fondamentali diritti umani all’integrità della persona e alla salute delle bambine e delle donne. Le politiche attuate variano da Paese a Paese: alcuni, come la Svezia e la Gran Bretagna, hanno creato una legislazione specifica dove l’atto di mutilazione genitale e l’istigazione a commetterlo sono considerati un reato specifico. In altri Stati, come la Norvegia e la Grecia, l’interpretazione giurisprudenziale fa rientrare la pratica di mutilazione genitale femminile in fattispecie di reato diverse, quali lesioni gravi o gravissime, tentato omicidio o, in caso di morte della vittima della mutilazione, omicidio.

Le mutilazioni genitali femminili violano le principali convenzioni internazionali relative ai diritti umani, ai diritti delle donne e ai diritti del fanciullo. In particolare:

• Dichiarazione Universale dei diritti umani (1948): proclama il diritto di ogni essere umano a vivere in condizioni tali da godere di buona salute e assistenza sanitaria e stabilisce il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona;
• Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (1981): condanna ogni discriminazione sulla base del sesso che pone la donna in una condizione di inferiorità rispetto all’uomo;
• Carta africana dei diritti umani e dei popoli (1981): afferma che gli esseri umani sono inviolabili e, all’art. 5, dichiara che ogni individuo ha il diritto al rispetto della dignità insita in ogni essere umano e al riconoscimento dello status legale e proibisce ogni forma di trattamento che viola tale dignità;
• Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (1989): offre strumenti di prevenzione delle mutilazioni genitali femminili e all’art. 24 stabilisce che gli Stati devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali pregiudizievoli alla salute del fanciullo; l’art. 37 afferma che nessun bambino deve essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti;
• Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo (1990): raccomanda agli Stati di eliminare pratiche sociali e culturali pericolose che influenzano il benessere, la dignità, la normale crescita e lo sviluppo del bambino;
• Raccomandazione sull’uguaglianza dell’uomo e della donna nel matrimonio e nella famiglia (1994): ad integrazione della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne, ha riconosciuto il diritto alla donna di programmare il numero dei figli;
• Protocollo alla Carta africana sui diritti umani e dei popoli sui diritti delle donne in Africa (Protocollo di Maputo, 2003): impegna gli Stati ad assicurare il diritto delle donne alle salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva;
• Dichiarazione di Ouagadougou (2008): chiede l’adozione di leggi nazionali che condannino le mutilazioni dei genitali femminili e una loro armonizzazione a livello mondiale.

L’Italia costituisce un interlocutore privilegiato con i Paesi africani che hanno presentato la Risoluzione sulle MGF all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottata il 26 novembre 2012 e co-sponsorizzata da oltre 110 Paesi (inclusi 50 Paesi africani). In questa cornice si inserisce anche l’aver promosso e organizzato un side event sull'eliminazione delle MGF durante la 56° sessione della Commissione sulla Condizione Femminile (CSW del 2012), che si va ad aggiungere a quelli già realizzati in occasione delle passate sessioni del 2010 e del 2011.

L’impegno dell’Italia su questo tema è stato più volte sottolineato nel Report del Segretario Generale del Consiglio economico e sociale dell'ONU sulle misure adottate dagli Stati membri per porre fine alle pratiche di mutilazione genitale femminile (pubblicato nel dicembre 2011).




www.pariopportunita.gov.it/

lunedì 17 giugno 2013

Egitto: muore a causa di una FGM





EGITTO, BIMBA DI 13 ANNI MUORE PER MUTILAZIONE GENITALE. LA MAMMA: "VOGLIO GIUSTIZIA"

IL CAIRO - Ancora una giovane vittima delle mutilazioni genitali femminili. Una bambina di 13 anni è morta dopo essere stata sottoposta a un intervento di mutilazione genitale femminile in una clinica privata in una villaggio nella regione di Daqahlia, nel delta del Nilo.

IL PADRE: "SE AVESSI SAPUTO NON LO AVREI PERMESSO" Lo scrive il quotidiano egiziano Masry el Youm . «Se avessi saputo che l'operazione l'avrebbe uccisa non l'avrei mai permessa», ha detto il padre Mohamed Ibrahim , agricoltore, affermando che lo stesso medico ha effettuato il medesimo intervento sulla sorella maggiore. «Tutti del villaggio vanno da lui perchè ha una cura per tutto e a prezzi bassi», ha detto il padre della bambina, mentre la madre, Hasanat Naeem Fawzy, ha detto che i medici dell'ospedale dove è stata ricoverata d'urgenza hanno detto che è morta per una overdose di anestetico. «Voglio solo giustizia», ha detto la donna mentre lo zio ha accusato il medico di avere offerto 20.000 lire egiziane, pari a circa 2.000 euro, per non sporgere denuncia.

PROIBITE DAL 2007 Il procuratore ha disposto l'autopsia della piccola vittima. In Egitto le mutilazioni genitali femminili sono proibite dal 2007, ma ancora molto diffuse, anche se la corte costituzionale a febbraio ha respinto il ricorso per depenalizzarle, presentato da alcuni avvocati islamici. Secondo ong e attivisti, il fenomeno che aveva registrato un calo negli anni scorso grazie a campagne di sensibilizzazione sta segnando una recrudescenza, in coincidenza con l'arrivo al potere delle formazioni islamiche. Un parlamentare salafita aveva presentato una proposta di legge per legalizzare la pratica prima dello scioglimento del Parlamento, lo scorso giugno.
 

FONTE: www.leggo.it/

martedì 12 febbraio 2013

Femen contro FGM





FEMEN, PROTESTA A SENO NUDO ALLA PRIMA
DEL FESTIVAL DEL CINEMA DI BERLINO


Il nuovo attacco contro la mutilazione genitale femminile

BERLINO - La protesta delle attiviste di Femen contro le mutilazioni genitali femminili si sono spinte oggi fino al red carpet del Berlino International Film Festival. A seno nudo e corpo ricoperto di scritte, tratto distintivo delle loro dimostrazioni, due attiviste hanno fatto irruzione durante la premiere del film 'Il Maestro', di Yi Dai Zong Shi, che apre il festival.

http://www.giornalettismo.com/archives/757...ilm-festival-3/

IRRUZIONE – Anche stavolta il gruppo ha scelto bene l’evento e la protesta ha fatto il giro del mondo. Due attiviste si sono scagliate sul red carpet durante la prima di ‘The grandmaster’ del regista cinese Wong Kar Wai, incentrato sulla vita di Yip Man, maestro d’arti marziali di Bruce Lee. Le ragazze stavolta si sono spogliate per dar voce al disagio delle donne costrette alla mutilazione genitale. La protesta, come al solito, è documentata per intero sulla pagina ufficiale Facebook ‘Femen‘, che descrive così la lotta: “L’attacco coincide con la giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili del 6 febbraio indetta dalle Nazioni Unite. Le Femen si sono introdotte sul Red Carpet del festival e alcune sono state arrestate dai servizi di sicurezza”. Le Nazioni Unite a dicembre hanno approvato una risoluzione che vieta la pratica (ne abbiamo parlato qui). Almeno 140 milioni di donne sono state colpite e ogni anno circa tre milioni di bambine rischiano la mutilazione.

lunedì 4 febbraio 2013

Islam radicale a favore delle mutilazioni genitali femminili

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Java, Islam radicale a favore delle mutilazioni genitali femminili

di Mathias Hariyadi

La circoncisione si concentra in particolare nelle aree rurali e più remote dell’isola di Java. Finora senza risultato le campagne di attivisti, che denunciano il pericolo di infezioni e la violenza insita nella pratica. La diatriba interna al mondo musulmano, sull’obbligatorietà (o meno) del rito. Una battaglia civile, sostenuta da oltre 400 ong.

Nelle aree rurali e più remote dell'Indonesia, in particolare sull'isola di Java, la circoncisione femminile è ancora oggi una pratica tradizionale e diffusa. Sebbene non sia una norma imposta in maniera rigida dai precetti dell'islam, nella nazione musulmana più popolosa al mondo essa resiste grazie anche al parere favorevole di un ampio settore della società, riconducibile peraltro alla frangia più estremista e integrale. Negli anni attivisti e politici hanno lanciato campagne e appelli, nel tentativo di sradicare l'usanza popolare, che mette prima di tutto a rischio la salute fisica di ragazze e bambine. Tuttavia, gli sforzi per arginare il "tetesan" - come viene chiamato nel Paese - sono risultati finora vani in una guerra che viene combattuta su "due fronti" diversi: a livello governativo e sul piano puramente religioso.

Insigni esperti di legge islamica indonesiani, interpellati da AsiaNews, bollano come "dannosa" la pratica della circoncisione femminile, anche se persiste il confronto - che in molti casi sfocia nello scontro - fra gli estremisti fuqaha e i leader dei movimenti musulmani moderati. Con i primi a favore delle mutilazioni, mentre i secondi impegnati in campagne di sensibilizzazione per mettere al parola fine al fenomeno.

La fazione che sostiene il tetesan, spiega l'intellettuale musulmano Sumanto Al Qurtuby, è riconducibile alle comunità salafita e wahabita, che assieme ad altri gruppi fondamentalisti si concentrano a Bandung e Aceh. Essi ritengono che la circoncisione sia "moralmente" incentivata dalla Sharia, la legge islamica, e ribadita negli hadit, gli aneddoti riferiti alla vita del profeta Maometto. Tuttavia, aggiunge l'esperto, la pratica è sì "suggerita" ma non è certo "obbligatoria" e non vi sono basi morali e di diritto islamico affinché essa debba essere perpetrata. Vi sono infatti sei diverse stesure degli hadit - meglio note come "Kutub as-Sittah" - e solo una di queste "invita a" diffondere la circoncisione femminile.

Insieme alla questione morale, vi è anche un aspetto sanitario e personale, intimo della donna. La mutilazione femminile, infatti, comporta la perdita del piacere sessuale e spesso viene praticata in contesti per nulla sterili, nei quali è evidente il rischio di infezioni o conseguenze post-operatorie. Per questo attivisti per i diritti umani, cittadini e un'ampia fetta della società civile si sono battuti perché tale pratica - soprattutto nelle zone rurali - potesse finire. Un atto, spiegano, che è "pericoloso" e "contrario alla salute".

Anche chi scrive in gioventù, all'età di circa otto anni, ha assistito in prima persona alla circoncisione praticata su una ragazzina, costretta a forza dai genitori (musulmani) a sottostare al "rituale islamico". Piuttosto che compierlo in una stanza privata, e sterilizzata, con strumenti adeguati - per quanto mi sembra di ricordare - l'atto di clitoridectomia è stato compiuto all'aria aperta, con i piedi che poggiavano a terra, mentre la parte dell'organo genitale veniva asportata con una lametta da barba. In un attimo la ragazzina ha cominciato ad urlare per il dolore, un rivolo di sangue colava dalla ferita. Al termine del rito, ricordo che la famiglia ha offerto una sorta di festa del "ringraziamento" ai vicini, per aver preso parte al "rituale islamico".

Una indagine demoscopica compiuta dal governo nel 2003 ha confermato che la pratica della mutilazione genitale femminile è ancora assai diffusa nelle aree rurali. Nel 2006 il ministero della Sanità ha tentato di intervenire per arginare il fenomeno, senza ottenere risultati sostanziali riguardo a quella che viene definita da più fronti, soprattutto fra i movimenti dell'attivismo femminile, un "esempio di violenza domestica". In tutta l'Indonesia sono sorte almeno 400 organizzazioni non governative che si battono contro la pratica. I movimenti, all'unisono, ricordano che Jakarta è fra i firmatari della Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw Convention) ed è chiamata a compiere ogni sforzo per ridurne l'impatto sociale.




FONTE: http://www.asianews.it/notizie-it/Java,-Is...nili-26563.html

domenica 3 febbraio 2013

Ulema indonesiani favorevoli alle FGM





Ulema indonesiani favorevoli alla circoncisione femminile: un "diritto umano"
di Mathias Hariyadi


La pratica è “consigliata” e in accordo alla “tradizione”, anche se non può essere resa obbligatoria. Per il capo del Mui essa rientra nei “diritti umani” ed è “garantita dalla Costituzione”. Rischia l’espulsione dalla magistratura il giudice che ha “ironizzato” sugli stupri contro le donne.


- Il Consiglio indonesiano degli ulema (Mui) si schiera a favore della circoncisione femminile (e maschile) che, seppure non possa essere considerata obbligatoria, resta comunque "moralmente consigliata". È quanto emerge dalle parole del leader della più importante organizzazione islamica, nel Paese musulmano più popoloso al mondo. Egli avverte però di evitare "eccessi", arrivando all'asportazione o al taglio del clitoride. Nel frattempo è finito sotto inchiesta e verrà processato da un tribunale "etico" il giudice che, nei giorni scorsi, ha "ironizzato" sulle violenze sessuali alle donne, provocando una vera e propria ondata di indignazione generale (cfr. AsiaNews 15/01/2013 Jakarta: società civile in rivolta, contro giudici e politici che "giustificano" violenze sessuali).

Punto di riferimento per le questioni inerenti l'islam (come la liceità di un cibo e una bevanda), vero e proprio "consulente" del governo in materia di fede, ente preposto ad emettere fatwa - le risposte sui quesiti di fede e morale musulmana - il Mui ha preso posizione sulle circoncisioni femminili. E per bocca del suo capo, Kiai Hajj Ma'ruf Amin, ha sottolineato che si tratta di una pratica "consigliabile sul piano morale"; al contempo, egli respinge qualsiasi tentativo volto a dichiarare tale usanza illecita o contraria ai principi. Appartiene alla sfera dei "diritti umani", aggiunge il leader islamico, ed è "garantita dalla Costituzione".

"La circoncisione femminile - ha dichiarato Amin - è comunemente praticata mediante il taglio di alcune parti che coprono il clitoride" e, al tempo stesso, egli invita a non abusarne astenendosi da una "eccessiva circoncisione" che finisce per diventare una vera e propria mutilazione genitale. Egli ricorda che il Mui non può rendere tale pratica "obbligatoria", ma "respinge con forza" l'eventuale cancellazione di questa "tradizione" che viene compiuta all'interno di una "cerimonia rituale" e vale anche per gli uomini.

Intanto una commissione ha chiesto che sia processato davanti a un tribunale "etico" il giudice Daming Sunusi. Durante una sessione domande-risposte - nel contesto di un concorso per alcuni posti nella Corte suprema, presieduto da una commissione parlamentare - a proposito di uno stupro, il magistrato aveva dichiarato che "tanto lo stupratore quanto la vittima hanno 'goduto' del rapporto sessuale. E per questo non è necessario applicare la pena di morte per i violentatori".

I colleghi hanno bollato come "disdicevoli" le parole del giudice Sunusi, che hanno indignato la società civile del Paese e gruppi per i diritti delle donne, vittime di stupri e abusi. Fra le sanzioni proposte, l'espulsione dalla magistratura perché incapace di adempiere al proprio compito. All'indomani dell'intervento, egli avrebbe cercato di smorzare i toni della polemica affermando che si trattava di una "battuta" volta a stemperare la tensione dell'esame.

lunedì 31 dicembre 2012

JAKARTA: governo vuole la fine delle FGM






The Jakarta Post December 2012

Govt told to stop female circumcision

As the United Nations has adopted a resolution urging member states to ban female genital mutilation, the government has been told it has no choice but to revoke a Health Ministry regulation issued in 2010 that condones female circumcision.

National Commission on Violence against Women (Komnas Perempuan) deputy chairwoman Masruchah said that the 2010 ministerial regulation runs counter to the UN resolution because it legalizes a practice that is harmful to the sexual and reproductive health of women.

The UN General Assembly unanimously approved the resolution, which is not legally binding, on Thursday, urging its 193 member states to enforce legislation that prohibits female genital circumcision.

The 2010 Health Ministry regulation stipulates that female circumcision is allowed as long as it is performed by licensed doctors, nurses or midwives.

“We have consistently pushed the ministry to revoke that regulation because it abuses the reproductive rights of women. This practice stems from the erroneous interpretation of cultural and religious teachings,” Masruchah told The Jakarta Post.

Many Indonesians, she said, believed that female circumcision could control the sexual desires of girls.

Instead of providing health benefits, female genital mutilation can cause severe bleeding, urination problems and can lead to complications during childbirth, according to the World Health Organization (WHO).

The Health Ministry website claims that female circumcision, as stipulated in the regulation, cannot be categorized as female genital mutilation.

The regulation stipulates that “female circumcision is an action of incising the skin that covers the front part of clitoris, without harming the clitoris”.

The Indonesian Doctors Association chairman, Zaenal Abidin, said that the association would study the UN resolution and that they would issue a recommendation related to female circumcision.

“The association cannot make any recommendations unilaterally. We will involve religious scholars and communities in the deliberations. We will also study the suggestions from the WHO and international doctors’ associations,” he said.

...

Indonesian General Practitioners Association member Enrico Renaldi, who believes that female circumcision is unnecessary and harmful, said that medical practitioners in the country were facing challenges in preventing the practice.

“It is hard for doctors to be agents of change. There are strong pros and cons in the matter. Indonesians, particularly those in rural areas, see female circumcision as a necessity,” Enrico said.

Iffah Ainur Rochmah, the spokesperson for the Islamic group Hizbut Tahrir Indonesia (HTI), rebuffed the negative assumptions about female circumcision practices in Indonesia.

“This is a part of our culture rooted in Islamic teachings. The practice should be carried out through procedures that will not cause health implications,” she said.

Iffah called on the global community, including the UN, to not liken Islamic female circumcision with the unhygienic and inhumane practice of female genital mutilation.

She explained that Islam teachings regulated female circumcision as a minor incision of the skin that covers the front part of the clitoris.
...

sabato 22 dicembre 2012

Onu, risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili





Onu, risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili

L’assemblea generale dell’Onu ha approvato ieri la risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili. Gli stati membri sono esortati ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere le donne e le ragazze da questo “abuso irreparabile e irreversibile” e a mettere fine all’impunità. Secondo Amnesty International, circa 3 milioni di giovani subiscono mutilazioni di questo tipo ogni anno. La proposta è stata depositata dal gruppo dei paesi africani e sottoscritta dai due terzi dell’assemblea. Dall’Onu arriva quindi un risultato importante e apprezzabile, un passo avanti per salvaguardare la salute e il corpo delle donne, quindi il rispetto dei loro diritti.

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Le forme di mutilazione genitale maschile non vengono tuttavia prese in considerazione da questa risoluzione, in un periodo storico in cui diversi paesi occidentali hanno sollevato critiche verso la circoncisione rituale. C’è ancora quindi tanto da fare per arginare l’imposizione ai bambini di pratiche rituali, fortemente radicate a livello culturale e anche religioso.

domenica 16 dicembre 2012

Ministro salute malese vuole escissione medica



MALAYSIA: Health Ministry wants "medical" female cutting

Malaysia storm over female circumcision

Audio: Activist Azrul Mohamad Khalib speaks to Connect Asia about female circumcision in Malaysia (ABC News)

www.abc.net.au/news/2012-12-07/acti...connect/4415044

Debate is raging in Malaysia over Muslim female genital mutilation as the country's health ministry reportedly develops guidelines to reclassify it as a medical practice.

In 2009, the Fatwa Committee of Malaysia's National Council of Islamic Religious Affairs ruled that "female circumcision", as it has become known, was obligatory for Muslims but if harmful must be avoided.

Human rights activist Azrul Mohamad Khalib has written a scathing commentary calling for abolition of the practice.

He says it has no religious or medical benefits.

But according to the results of a university survey the practice is widespread, with more than 90 per cent of Malay Muslim female respondents reporting they have been circumcised.

Azrul Mohamad Khalib told Radio Australia's Connect Asia: "It certainly is a surprising figure, really. The study involves more than 1,000 female respondents and when we look at it, around 90 per cent or so are Malay Muslims."

Disappointing
Azrul Mohamad Khalib is also communications and resource mobilisation adviser of the SPRINT project with the International Planned Parenthood Federation.

He said that to have anecdotal evidence "captured" in the study is really "both surprising and a little bit disappointing".

What about the suggestion that the health ministry may be about to register the practice?

He said: "One of the things I find quite alarming with regards to this development is that the Ministry of Health is actually depending on a fatwa, a religious opinion that was actually issued by the national fatwa council, in which they made it obligatory, or 'wajib', for all Muslim women to be circumcised.

"It seems that the Ministry of Health is now (instituting) that fatwa.

"So, in contrary to quite a number of best practices as well as a WHO (World Health Organisation) advisory, the Ministry of Health is taking steps now to sort of make it standardised, or medicalised, in such a way that it might be applied to all public health-care facilities."

At the moment the practice is carried out generally by traditional practitioners, as well as private health practitioners, the activist said.

"One of the things that those working on gender issues in Malaysia have come to realise is that a barrier when we deal with these sort of issues is the lack of awareness - the 'why' of such practices and how harmful it can be.

"Certainly when it comes to female circumcision, the position that has been taken is that if it does do no harm why not do it? Well . . . if there are no benefits to doing it, why do it?

"One of the first steps that we are trying to push out forward is that we are very much trying to spread awareness that such practices are unnecessary.

"They're not required by religion, they're not having any medical benefits whatsoever and certainly when we look at it it's strictly cultural in its entirety.

"But as you mentioned, it is going to be extremely hard if more than 90 per cent of the Malay Muslim population already practising it."

venerdì 27 luglio 2012

Nove donne arrestate per FGM



IVORY COAST: Nine women imprisoned for female cutting
9 donne condannate in Costa d'Avorio per mutilazioni genitali


ABIDJAN, Costa d'Avorio (AP) - Un funzionario della Costa d'Avorio dichiara: nove donne sono state condannate a due anni di carcere ciascuna per il coinvolgimento nelle mutilazioni genitali femminili, questa storica sentenza segna la prima volta che un caso di FGM comporta il carcere per chi l’ha praticata, nella piccola nazione dell'Africa occidentale.



Justice ministry official Jean-Luc Molo said Friday courts previously convicted defendants for genital mutilation but pressure from local communities hindered them from imposing prison sentences.

Ha detto che queste donne della città settentrionale di Katiola sono state riconosciute colpevoli di aver effettuato, per un periodo prolungato, delle mutilazioni genitali su un "gruppo di giovani ragazze". Egli non ha potuto fornire però un numero esatto delle vittime o la loro età.

He said the women from the northern town of Katiola were found guilty of carrying out the genital mutilation on a "groups of young girls" over an extended period. He could not provide an exact number of victims or their age.

La circoncisione femminile è vietato in Costa d'Avorio dal 1998, ma la pratica resta diffusa. Le Nazioni Unite dicono che la pratica viola i diritti umani e mette a rischio la salute delle ragazze.


(The Associated Press, July 21, 2012 )


FONTE: www.circumstitions.com/news/news47.html#ivory-fgc

mercoledì 27 giugno 2012

TRENTO, RISCHIO INFIBULAZIONE PER BIMBA



TRENTO, RISCHIO INFIBULAZIONE PER BIMBA DI 5 ANNI. ALLONTANATO IL PAPÀ EGIZIANO

Mercoledì 27 Giugno 2012 - 11:37

TRENTO - Una mamma trentina teme che il marito, di origini egiziane, intenda fare praticare l'infibulazione sulla loro figlia di 5 anni. Una pratica, quella delle mutilazioni genitali femminili, molto diffusa nei Paesi africani nonostante i divieti ufficiali, e clandestinamente anche in Italia. Fatto è che il timore ha spinto la donna a rivolgersi al Tribunale dei minori. Il risultato è un provvedimento del gip di allontanamento dell'uomo dalla famiglia, anche se nega di avere queste intenzioni. Tutto è nato dopo che l'uomo era andato in Egitto, portando con sè il figlio minore, 2 anni. Al ritorno la madre aveva scoperto che il piccolo era stato circonciso: non una mutilazione, come noto, ma la donna non era d'accordo, mentre la religione musulmana lo impone. A rassicurarla sulla bimba ora non sembra bastare che il marito si dichiari un musulmano moderno e che dica di non avere mai pensato all'infibulazione per la propria bambina.


FONTE: http://www.leggo.it/news/cronaca/trento_ri...ie/185798.shtml

domenica 3 giugno 2012

Mutilarono le 4 figlie, condannati



Mutilarono le 4 figlie, condannati

Francia, giudici: colpevoli di violenze

I genitori di quattro ragazzine sottoposte a escissione, una forma di mutilazione genitale femminile, sono stati condannati a due anni di reclusione dal tribunale di Nevers, nel centro della Francia. I due, originari della Guinea, sono stati riconosciuti colpevoli di "complicità in violenza volontaria e mutilazione di un minore di 15 anni". L'accusa aveva chiesto pene di 5 e 4 anni.


FONTE: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/artic...ondannati.shtml

sabato 11 febbraio 2012

FGM SU 200 ragazzine in un solo mese

A Pokot circoncise 200 ragazze in un mese

Almeno 200 ragazze di Pokot di età compresa tra gli otto ei 14 anni sono state costrette dai loro genitori a subire la pratica rituale della mutilazione genitale femminile (MGF) nel distretto di Amudat lo scorso anno.

Dettagli della pratica rituale sono state rivelate la settimana scorsa dopo che due ONG che lavorano per sradicare le MGF nel paese hanno reso pubblico un sondaggio condotto nel distretto, sull’esistenza l'esistenza di tale pratica


Mr Geoffrey Sande, the programme coordinator of Inter African Committee–Uganda, an NGO, said the girls were circumcised fin Laroo Sub-county in July. “When we learnt about the development, we went there and found many girls who had been cut were still nursing their wounds and had not yet been freed to interact with any outsider,” Mr Sande said

Costrette dai genitori

Tuttavia, Mr Sande ha detto: anche se le ragazze sono state istruite a non parlare con nessuno, siamo riusciti a interagire con circa 120 ragazze. "Tutte le ragazze con cui abbiamo interagito hanno detto che sono state costrette dai loro genitori alla pratica rituale della mutilazione genitale femminile…"

Mr Ambrose Emerian, the programme coordinator of AMREACH, an NGO, said the survey also revealed that Amudat leads in FGM with the surgeons reportedly hired from Kenya.
He said some girls were sneaked to Kenya for FMG due to fear of the law in Uganda.
Parliament in 2009 passed a Bill banning FGM, a practice also carried out in some communities in Africa and Asia.

Convicts face 10 years in prison, but if a girl dies during the act, those involved will get a life sentence. The practice involves cutting off a girl’s clitoris.

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Il signor Ambrogio Emerian, il coordinatore del programma di AMREACH, una ONG, ha detto che il sondaggio ha anche rivelato che Amudat ha fatto eseguire le MGF da chirurghi assunti dal Kenya.

Ha inoltre aggiunto che alcune ragazze sono state nascoste in Kenya dopo la pratica di FMG per il timore della legge in Uganda. Il Parlamento nel 2009 ha infatti approvato una legge che vieta le mutilazioni genitali femminili, una pratica effettuata anche in altre comunità dell’Africa e in Asia.

FONTE: http://www.monitor.co.ug/News/National/-/6...0z/-/index.html

giovedì 9 febbraio 2012

Bambina sottoposta a FGM portata d'urgenza in ospedale

Bambina ricoverata in ospedale dopo essere stata sottoposta a FGM

Una bambina di un anno (il cui nome viene tenuto nascosto) che viveva nel distretto di Hai, nella regione del Kilimanjaro, si trova ora in ospedale per cure mediche specialistiche presso il Kilimanjaro Christian Medical Centre (KCMC) a causa di più del sanguinamento causato da una circoncisione illegale.
La bambina era stata circoncisa segretamente nel villaggio Ormolili

... la bambina era stata circoncisa dalla propria madre. La nonna della bambina, identificata come Rehema, insieme con la madre, sono state arrestate dalla polizia.
La madre del bambino, Magdalena Julius (19), ha detto che sua figlia era affetta da un’infezione allo stomaco e di conseguenza non poteva imparare a camminare, anche dopo aver raggiunto l'età di 12 dodici mesi. Ha detto che alcuni vicini di casa l’hanno consigliata di prendere il bambino e portarlo a un guaritore tradizionale. "Ho portato mia figlia da sua nonna, che ha sostenuto che per poter guarire, doveva essere sottoposta a circoncisione , "ha detto.
Tuttavia, la nonna del bambino, Rehema Taraa, ha detto che non sapeva nulla della presunta circoncisione.. ..


A one- year child (name withheld) in Hai district, Kilimanjaro region is undergoing specialised medical treatment at the Kilimanjaro Christian Medical Centre (KCMC) due to over bleeding caused by an illegal circumcision.

The girl was circumcised secretly in Ormolili village in the district recently, according to information issued by the Social Network for Educating the Society on the effects of Female Genital Mutilation (Nafgem).

In a statement at the weekend, the Network said it has followed up the incident closely and discovered that the child was circumcised by her own mother. The child’s grandmother, identified as Rehema and the mother are being held by police.

The child's mother, Magdalena Julius (19), said her child was suffering from stomach infections, as a result she couldn’t learn how to walk even after attaining the age of 12 twelve months.

She said some neighbours advised her to take the baby to a traditional healer. “I sent my child to her grandmother, who claimed in order for the child to be healed, she must undergo circumcision,” she said.

However, the grandmother of the child, Rehema Taraa, said she didn’t know anything about the alleged circumcision. “Soon after my daughter in law came back, I saw my grandchild so weary and stained. I decided to take her to Hai District Hospital, and then she was referred to Mawenzi Hospital,” she said.

Program Officer of Nafgem, Honoratha Nasua, said the Network has decided to monitor closely “the brutal practice”

"We provide education and campaigns against such kind of practices and childhood marriages, we have a great challenge because nowadays circumcision is done secretly while babies are just months old.

Kilimanjaro regional police commander Absalom Mwakyoma confirmed occurrence of the incident, saying police were still investigating the matter.

www.ippmedia.com/frontend/index.php?l=37952

SOURCE: THE GUARDIAN

mercoledì 25 gennaio 2012

Liberia, ragazzina di 17 muore per escissione

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Girl, 17 Dies after Circumcision

Reports emanating from Nimba County have it that a 17-year old girl has died after allegedly undergoing the practice of Female Genital Mutilation (FGM) in the town of New Yourpea.

Rapporti provenienti dalla contea di Nimba afferma che una ragazza di 17 anni è morta dopo essere stata sottoposta alla pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF) nella città di New Yourpea (Liberia).

The practice, according to anonymous sources, continues to spread across Nimba County, Northern Liberia.

La pratica, secondo fonti anonime, continua a diffondersi in tutto il Nimba County, nel nord della Liberia.

Our sources also said the victim, Lotopoe Yeamah, died following a week of profuse bleeding from her mutilated wounds.

Le nostre fonti dichiarano che la vittima, Lotopoe Yeamah, è morta dopo una settimana di eccessivo sanguinamento in seguito alle ferite riportate durante il rito.

According to our sources, after the FGM process was performed in the Town’s Sande Society Bush, the girl became sick immediately. She was later rushed to the New Yourpea Clinic where she was pronounced dead upon arrival.

Secondo le nostre fonti, dopo il rituale di MGF che è stata effettuato nella città di Sande Society Bush, la ragazza si ammalò subito. Più successivamente è stata portata d’urgenza alla Clinica Nuova Yourpea dove è stata dichiarata morta al momento dell'arrivo.

....

Female genital mutilation is often performed by traditional “Zoes.” The practice is widely practiced in New Yourpea and other surrounding towns including Gblarlay.Meanwhile, the chief Zoe of New Yourpea, Ma Beatrice Poryei Zah, anonymous sources say, has blamed the girl’s death on malaria.

Le mutilazioni genitali femminili vengono spesso eseguite dai tradizionali "Zoes". La pratica è largamente praticata in Nuova Yourpea e altri comuni limitrofi compresi Gblarlay.

Though chief Zoe Poryei Zah could not be reached by the Daily Observer for her side of the story, the practice of FGM has never ceased, despite government’s banning of the practice.


In September 2010, in the town of Zolay, several young girls were graduated from a Sande society traditional school. They were seen dancing with masks on their faces. The girls spent nearly three months in the bush undergoing Sande society training.

FONTE: http://www.liberianobserver.com/index.php/...er-circumcision

lunedì 23 gennaio 2012

Nuova Zelanda: ragazzine immigrate a rischio di FGC

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NEW ZEALAND: Immigrant girls "at risk" of FGC

An international study says "a growing number" of girls and young women living in immigrant communities in New Zealand are at risk of genital mutilation.
The practice - which involves the partial or complete removal of the external female genitalia for non-medical reasons - is banned in New Zealand.
Any person who carries out the procedure, or orders it to be done to a dependant, may be imprisoned for up to seven years.

Uno studio internazionale dice che "un numero sempre maggiore" di ragazze e giovani donne che vivono nelle comunità di immigrati in Nuova Zelanda sono a rischio di mutilazioni genitali.

La pratica - che implica la rimozione parziale o completa dei genitali femminili esterni, per ragioni non mediche - è vietata in Nuova Zelanda. Qualsiasi persona che esegue la procedura, o la ordina per una persona a carico, come una figlia, può essere imprigionato per un massimo di sette anni.


The Ministry of Health last year funded a series of workshops on the practice, with those present being told there was no evidence that the controversial female circumcision operations occurred in New Zealand.

Il Ministero della Salute lo scorso anno ha finanziato una serie di “workshop” sulla tematica delle FGC e ha affermato che non ci sono state FGC negli ospedali.

It is a stance that is also shared by the NZ Female Genital Mutilation Education Programme - a community-based initiative partly set up in response to the rising number of women settling in New Zealand from countries that practise the procedure.

But a newly released United Nations report on a hoped-for global end to female genital mutilation states: "... a growing number of women and girls among immigrant communities have been subjected to or are at risk of female genital mutilation in Australia and New Zealand."

….un recente rapporto delle Nazioni Unite afferma: "... un numero sempre crescente di donne e ragazze tra le comunità immigrate hanno subito o sono a rischio di mutilazioni genitali femminili in Australia e Nuova Zelanda. "

Under New Zealand law, it is illegal to send or make any arrangement for a child to be sent out of the country to have the practice performed, to assist or encourage any person in New Zealand to perform the procedure on a New Zealand citizen or a resident outside of the country and to convince or encourage any other New Zealand citizen or resident to go outside of New Zealand to have the procedure performed. The law was passed in 1996 and to date there have been no prosecutions.

La legge contro le FGC è stata approvata nel 1996 e ad oggi non ci sono stati procedimenti giudiziari. La legge vieta altresì le FGC di bambine al di fuori della Nuova Zelanda.

...

FONTE: http://www.stuff.co.nz/national/crime/6259...k-of-mutilation

domenica 18 dicembre 2011

Mutilazioni femminili e pediatri americani

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Mutilazioni genitali femminili e pediatri americani

Oggi parliamo di mutilazioni genitali femminili (MGF). Sono forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali. Sono una pratica diffusa principalmente in alcuni paesi dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. Nei villaggi dei paesi interessati vi sono donne, generalmente anziane e autorevoli, che con rudimentali strumenti, in condizioni igieniche precarie, con anestetici e disinfettanti naturali, intervengono sulle bambine. In alcune culture vi è la credenza che soltanto con la rimozione del clitoride una donna possa raggiungere la maturità e divenire a pieno titolo componente della comunità. Le MGF sono considerate una forma di controllo sulla sessualità della donna che solo privata di una parte dei suoi organi genitali potrà mantenersi vergine e casta. Hanno anche la funzione di “purificare la donna” dei genitali esterni perché, secondo alcune tradizioni, questi hanno effetti negativi sulla sua salute mentale, sulla vita del marito e dei futuri figli. Vi sono poi delle motivazioni psicologiche e sessuali. In alcune comunità si tende a sostenere la necessità di MGF per prevenire una incontrollata attività sessuale delle giovani donne, dovuta a una crescita eccessiva del clitoride, che aumenterebbe il desiderio sessuale. Le mutilazioni sarebbero quindi necessarie per preservare la castità delle giovani donne che possono così giungere al matrimonio vergini, per tutelare gli uomini e l’intera comunità da una vita sessualmente dissoluta. Si crede inoltre che il restringimento della vagina possa provocare un maggior piacere per l’uomo nel rapporto sessuale e quindi prevenire infedeltà e divorzi. In alcune comunità si crede infine che le MGF possano favorire la fertilità.

Gli organismi internazionali (OMS, Unicef, Unfpa), gli stati, sia occidentali che africani o medio orientali, sono tutti concordi nel ritenere che le MGF rappresentano una grave violazione dell’integrità fisica, psichica e morale delle donne, e di uno dei diritti umani fondamentali che è il diritto alla salute. È dimostrato da diversi studi, come dall’attività medica quotidiana, che queste pratiche comportano serie conseguenze sulla salute fisica e mentale delle bambine e delle donne, anche per le patologie legate alle complicanze che ne derivano che dipendono dalla gravità delle mutilazioni, dalle condizioni igieniche in cui sono eseguite e nelle quali abitualmente vivono le donne, dall’abilità delle persone che eseguono l’intervento.

Perché ne sto parlando? Perché l’American Academy of Pediatrics (AAP) il primo maggio aveva diffuso un pronunciamento in cui si sosteneva la possibilità di permettere ai medici negli USA di operare un piccolo “taglio rituale” al clitoride delle bambine che sostituisca forme più gravi e pericolose di mutilazioni. Questo per evitare che le famiglie di immigrati legate a questa tradizione mandino le giovani figlie nel paese di origine o in contesti clandestini non igienici negli USA.

1999 RECOMMENDATIONS

Opposes all forms of female genital mutilation (FGM).

Recommends that its members provide patients and their parents with compassionate education about the physical harms and psychological risks of FGM.

2010/2011 RECOMMENDATIONS

Opposes all forms of FGC that pose risks of physical or psychologicalharm.

Recommends that its members provide patients and their parents with compassionate education about the physical harms and psychological risks of FGC while remaining sensitive to the cultural and religious reasons that motivate parents to seek this procedure for their daughters.

Di fronte a questa presa di posizione dell’AAP vi è stata una levata di scudi da parte di attivisti che hanno sottolineato come quelle indicazioni siano incoerenti da un punto di vista etico e medico e in contrasto con la costituzione, le leggi e i diritti umani.

Di conseguenza, nei giorni scorsi l’AAP ha diffuso un nuovo comunicato in cui fa marcia indietro affermando la propria forte opposizione alle MGF e chiedendo ai propri membri di non mettere in atto tali procedure, neppure i surrogati.

E in Italia come ci si regola? Da noi è in vigore la legge 7/2006 nel cui articolo 6 si afferma: “Chiunque, in assenza di esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili è punito con la reclusione da quattro a dodici anni. Ai fini del presente articolo, si intendono come pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili la clitoridectomia, l’escissione e l’infibulazione e qualsiasi altra pratica che cagioni effetti dello stesso tipo. […] La pena è aumentata di un terzo quando le pratiche di cui al primo e al secondo comma sono commesse a danno di un minore ovvero se il fatto è commesso per fini di lucro”.

Senza compromessi e senza sconti.